Il Ministro della Difesa e il Gen.C.A. Luciano Portolano all’arrivo a Ciampino del personale della Missione in Afghanistan.

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Si chiude una pagina bellica durata 20 anni aperta l’11 settembre 2001 dagli USA, all’indomani dell’abbattimento delle Torri Gemelle. Una delle guerre più lunghe contro il terrorismo internazionale che aveva trovato, in Afghanistan, l’habitat naturale. Miliardi di dollari e soprattutto innumerevoli vite umane, sono il prezzo di questa lunga vicenda che si conclude drammaticamente, dopo il ritiro degli Americani, con la resa dell’Esercito afgano ai talebani e con la tragedia dell’Aeroporto di Kabul degli Afgani in fuga. Uno scenario che apre interrogativi complessi a livello mondiale e pone sul tappeto vitali questioni di politica internazionale e di prospettive strategiche, nelle quali l’Europa dovrà trovare un suo autonomo percorso, pur nel rispetto delle alleanze. Sulla missione e sull’impegno del nostro contingente nelle operazioni militari e quello rilevante a favore della popolazione civile afgana, il Gen.C.A. Luciano Portolano Comandante del Comando operativo di Vertice interforze (COVI), in un interessante intervista al Corriere della Sera, ha sintetizzato egregiamente il significato e le ragioni della presenza ventennale italiana in un paese difficile come l’Afghanistan: un territorio travagliato da conflitti religiosi e culturali e afflitto da una congenita mancanza di leadership credibili e da una endemica crisi sociopolitica. Il Generale rende onore ai nostri soldati che hanno come sempre interpretato al meglio il senso della missione, che non può essere sminuita dalla conclusione drammatica di questi giorni. “La democrazia non si è esporta” risponde brillantemente il Generale ad una domanda alquanto insidiosa. “Essa deve svilupparsi all’interno di un Paese autonomamente e occorrono almeno un paio di generazioni. in questa direzione, la missione ha inteso privilegiare nel Paese, la conoscenza del valore e del rispetto dei diritti umani indicando, poi, alle donne afgane che esiste un mondo migliore di dignità e rispetto, diverso da quello conosciuto nel loro paese. Tutto ciò senza dimenticare, accanto alle operazioni di lotta al terrorismo, lo sforzo di sostenere progetti di sviluppo della sicurezza della istruzione, nella sanità e nelle infrastrutture nonchè il contributo alla costituzione e alla formazione di corpi militari dell’Esercito afgano. Un impegno cospicuo anche in termini di spesa, per una missione complessa che rende onore alle Forze Armate che in Afghanistan hanno profuso le migliori energie pagando enorme prezzo di vite umane, 54 Caduti e 723 feriti ai quali va il nostro commosso saluto e la riconoscenza di tutti gli italiani. Rimane per il Gen. Portolano la preoccupazione per i collaboratori afgani che non hanno ancora potuto mettersi in salvo nel caos drammatico della fuga da Kabul, nonostante gli sforzi del COVI, che con una straordinaria organizzazione di uomini e mezzi ha consentito con un ponte aereo di portare al sicuro in Italia migliaia di profughi e collaboratori, in una situazione resa drammatica dalla rapida avanzata dei talebani. Gli scenari che si aprono dopo questo 31 agosto non lasciano tranquilla la coscienza dell’Occidente fino a quando non si capirà se il nuovo potere talebano intende mantenere gli impegni assunti. Per i soldati italiani rimane la fierezza di avere bene operato in tanti anni nella base di Herat e sul territorio afgano, raggiungendo, con enormi sacrifici gli obiettivi prefissi a favore di tutto il popolo, delle Sue donne, dei Suoi familiari e dei Suoi uomini che hanno scelto di combattere per la libertà e per il progresso civile. Di questi uomini, di queste donne, di questi nostri Soldati, il Generale Portolano a nome delle FF.AA. e di tutti noi ha voluto portare commossa testimonianza e orgogliosa consapevolezza.

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Responsabile Comunicazione e Stampa della Presidenza Nazionale ANB. Giornalista, scrittore e soprattutto "Bersagliere - Truppe corazzate, linea fuoco, 3 ctg 70". Originario del Salento, precisamente della GrecÌa salentina, vive a Roma, coniugato, 3 figli. È stato Dirigente superiore del Ministero della Difesa, con incarichi dirigenziali negli uffici: Legislativo ,Gabinetto del Ministro, dei Sottosegretari e presso varie Direzioni Generali della Difesa e nel Servizio di Controllo Interno. Esperto di Leva e Reclutamento, è stato tra i creatori e coordinatori del Servizio Civile sostitutivo di quello militare e Segretario della Commissione Nazionale per il riconoscimento della Obiezione di Coscienza. Rappresentante della Difesa nella Commissione Italiana per il recepimento della normativa UE, ha partecipato, come membro alla Commissione governativa per il Cermis. Ha ricoperto l'incarico di Consigliere Nazionale UITS (Unione Italiana Tirassegno). Laureato in Giurisprudenza, ha conseguito Master in Scienza e tecnica Legislativa e Diritto Internazionale e Geopolitica. È iscritto all'Ordine dei Giornalisti ed è stato membro dei Probiviri dell'Associazione Stampa Romana. Membro attivo dello SKAL Club Internationale. È Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.