IL FREGIO

più propriamente chiamato trofeo venne ideato dal  La Marmora con questi elementi: una coccarda di panno  azzurro Savoia semicoperta   da due fucili  incrociati diagonalmente in ottone fuso di grossolana fattura:  in seguito furono apportate alcune variazioni con l’inserimento di una cornetta  munita di cordone verde e fiocchi sui   due fucili diagonalmente incrociati ed una gra­nata che si allogava nella voluta della tromba e dalla quale  diparti­va una fiamma che invece di ele­varsi dritta, s’incurvava da sinistra a destra secondo lo sguardo di chi l’ osserva. (Per attestare l’impeto della corsa).

La fiamma era composta di sette lingue a punta delle quali in seguito le ultime quattro (a contare sempre dalla sinistra) uguali  ai fregi in ricamo applicati sui berretti degli ufficiali, arricchiti da un riccio terminale. Il numero delle lingue, rimasto sempre invariato e dispari, divenne una delle più tipiche consuetudini della tradizione bersaglieresca.

Ma torniamo al fregio,  era alquanto massiccio e durò all’ incirca un quarantennio; poi, probabilmente per alleggerirlo nel peso o per analogia con gli altri fregi o distintivi delle altre specialità dell’Esercito, ebbe conio su foglio di ottone e perse della prima  linea originale alcuni piccolissimi rilievi, ancora rilevabili nei pochissimi esemplari ancora giacenti nel Museo Storico del Corpo a Porta Pia. Da rilevare che nel corpo della granata venne inciso l’indicativo della compagnia, in seguito quello del battaglione  (numero romano) e poi, ed attualmente,  l’indicativo del reggimento in numero arabo su una coccarda tricolore con il verde al centro (verde sovrastato dal corpo del fregio) .  

ALTER

                                                                                                                      

Alfredo Terrone
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Colonnello dei Bersaglieri in congedo assoluto, è nato a Bari il 14 agosto 1930. Dopo aver militato nel I Battaglione del 1° Reggimento Bersaglieri in Roma e successivamente nel 182° Reggimento Fanteria Corazzato “Garibaldi” in Sacile, ha prestato servizio quale Istruttore Militare di Educazione fisica nella Scuola di Fanteria di Cesano e poi nel Comando NATO della Forza Mobile terrestre di A.C.E. in Heidelberg, Germania; in seguito presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, ha diretto per 22 anni la Biblioteca interna dell’Ufficio. È autore del volume "Le cinquecentine" della Biblioteca Militare Centrale, di un saggio "Appunti per una storia del rancio e dell’alimentazione militare" apparso in Memorie Storiche Militari - 1982 e del volume redatto con il concorso di Alfonso Bartolini "I Militari nella Guerra Partigiana in Italia 1943 - 1945", edito nel 1998 dallo SME Ufficio Storico nonché di numerosi altri saggi, articoli e recensioni apparse su varie riviste specializzate fra le quali “Rivista Militare” ,“il Quadrante”, “UNUCI“ e “Patria Indipendente” . Nel 1999 è stato eletto Presidente della Sezione ANB “Andrea Baldi” di Roma e dopo aver collaborato per diversi anni al periodico “Fiamma Cremisi, edito dalla Presidenza Nazionale, ne ha diretto per oltre due lustri la stesura e la Direzione e inoltre ha provveduto alla Redazione dell’annuale Calendario Associativo.