MIZZONI Antonio


n. 1919 Veroli (Frosinone). Sottotenente fanteria complemento, XLIII battaglione coloniale. (Concessione  a vivente).

Conseguì l’abilitazione magistrale a Veroli nel 1938 e alla fine dello stesso anno fu chiamato alle armi per gli obblighi militari. Dal Deposito Truppe Coloniali di Napoli fu avviato in Africa Orientale per frequentarvi il corso A.U.C. (Allievi Ufficiali di Complemento) presso il battaglione scuola del 10° reggimento Granatieri. Nominato aspirante ufficiale nel luglio 1939, venne assegnato per il servizio di prima nomina al 43° battaglione coloniale Adua nel quale nell’ottobre successivo fu nominato tenente di fanteria complemeto (bersaglieri). Nel corso della seconda guerra mondiale, dall’11 giugno 1940 al 31 gennaio 1941, prese parte alla testa di un reparto del battaglione agli aspri combattimenti sul fronte di Cheren, a Cassala, Uaccai ed Agordat. Durante la conquista di M. Cocken riportò gravi ferite alla colonna vertebrale per le quali venne ricoverato nell’Ospedale Militare di Asmara dove, nell’aprile 1941, fu fatto prigioniero dagli inglesi. Rimpatriato a seguito di scambio di prigionieri invalidi, sbarcò a Venezia il 15 gennaio 1943. Ricoverato in vari ospedali, fu congedato nel febbraio 1947 e, iscritto nel Ruolo d’Onore, venne promosso tenente colonnello dal 1967. Risiede a Roma.

Comandante di reparto coloniale, dava luminose prove di elevato spirito combattivo e di grande valore negli aspri combattimenti di Cassala, Vaccai ed Agordat, lanciandosi in ogni occasione alla testa dei suoi ascari, animati dal suo intrepido eroismo, contro forze nemiche preponderanti. Conseguiva, nel quadro dei compiti affidatigli, risultati decisivi che destavano ammirazione in tutti. Il suo valore rifulgeva soprattutto durante il combattimento per la conquista di M. Cocken. Circondato dal nemico, egli disponeva che la sola mitragliatrice efficiente venisse sistemata sull’ unica posizione idonea a battere efficacemente un centro nemico che col suo fuoco micidiale precludeva ogni azione del suo reparto. Accortosi che durante lo spostamento il capo arma veniva gravemente colpito e che i serventi stavano per sbandarsi, con indomito coraggio si portava avanti e, sotto l’imperversare del fuoco nemico, tentava di raggiungere la postazione prescelta. Ferito alla gamba sinistra, ricusava ogni soccorso e, superando un tratto di terreno impervio, riusciva a postare la mitragliatrice ed a battere intensamente l’avversario, costringendolo ad abbandonare la posizione. Determinava, così, un varco attraverso il quale il reparto poteva ricongiungersi al resto della compagnia. Caduto in combattimento il proprio comandante, assumeva il comando della compagnia, lanciava al contrassalto un plotone contro un’irruzione nemica, e, in piedi, sorreggendosi ad una roccia per non cadere, incitava gli ascari alla lotta. Nel corso dell’azione veniva ferito di znuovo e più gravemente, inerte, e pressoché paralizzato rifiutava ogni soccorso e continuava ad animare i superstiti. Consentiva che venisse trasportato al posto di medicazione solo ad azione ultimata, conclusasi vittoriosamente, mercé il suo fulgido eroismo. – Cassala, Vaccai, Agordat, M. Cocken (A.O.I.) (Africa Orientale Italiana), luglio 1940 – 31 gennaio 1941. (D.P. 29 novembre 1965).