LE FORTIFICAZIONI DEI BERSAGLIERI LUNGO LA FERROVIA TRANSALPINA
VALLI DELL’ISONZO E DEL BACCIA 1943 – 1945
realizzato da Paolo Stendardo in collaborazione con Marco Bukovec e pubblicato da Luglio
Editore, posto in vendita questo mese online e nelle librerie.
Una ricerca iniziata nel 2020 nei territori sloveni dell’Alto Isonzo che, fino al Trattato di Pace del
1947, fecero parte integrante della Venezia Giulia. Un confine che dopo l’8 Settembre 1943 venne
difeso da unità della Repubblica Sociale Italiana, tra queste il I Battaglione Volontari Bersaglieri “B.
Mussolini” cui fu assegnato un tratto di quasi 30 km lungo la Ferrovia Transalpina, costruita
dall’Austria-Ungheria tra il 1901 e 1906 per collegare il porto di Trieste alla Carinzia, che dopo il
Trattato di Rapallo 1920 venne a correre a ridosso della frontiera con la Jugoslavia. Per i tedeschi
solamente una delle tante linee di comunicazione da proteggere, per gli italiani molto di più.
Chi erano i bersaglieri arruolatisi a Verona, molti in età scolare, che sino alla fine del conflitto
tennero le posizioni assegnate a fronte degli attacchi dei miliziani di Tito? Per rispondere alla
domanda vale citare il brano delle memorie di un reduce, che sintetizza lo spirito che li animava:
«Erano partiti ancora giovanissimi con lo spirito del più genuino volontarismo, soltanto per
ricomprare l’onore alla bandiera, per dedizione alla patria, per difendere i suoi confini, non servi di
un’idea. Erano convinti, sia pure nella leggerezza dei loro sedici anni, che il gioco intrapreso
sottoscrivendo l’atto di arruolamento era un gioco con la morte che avrebbe potuto non risparmiare
nessuno».
Tante opere di difesa sono state demolite nel dopoguerra ma molte sono ancora lì. Bunker,
casematte, case coloniche protette da muri di calcestruzzo con feritoie sono state ritrovate dagli
autori lungo il percorso della ferrovia, avvalendosi di carte topografiche d’epoca ed interrogando gli
abitanti dei luoghi, quindi documentate prima che il tempo e l’uomo le faccia scomparire
definitivamente. Un’attività non priva di incognite dovendo a volte esplorare strutture anche
complesse le cui planimetrie sono andate perdute. Una rilettura di un periodo drammatico della
nostra storia partendo dai territori teatro degli eventi, un’opera che incontrerà l’interesse degli
appassionati di archeologia militare oltre che del mondo ferroviario.
